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“Una Vita semplice” in scena al Teatro Argot di Roma fino al 6 Marzo
Quando la qualità teatrale si può scovare in un piccolo palcoscenico nel cuore di Trastevere
di Silvia Tarquini
Fino al 6 Marzo al Teatro Argot in via Natale Del Grande in zona Trastevere sarà in scena UNA VITA SEMPLICE, lo spettacolo vincitore della XV edizione del Premio Enrico Maria Salerno che riporta Pierpaolo Palladino di nuovo alla regia di una sua sceneggiatura dopo la briosa commedia musicale “L’amico di Fred”. Alessio, Federico e Silvano, brillantemente interpretati rispettivamente dallo stesso Palladino, Andrea Murchio e Fabio Bussotti, sono tre ritardati mentali che vivono da soli in un appartamento e fanno parte di un progetto di casa famiglia. I tre uomini conducono una vita lineare fatta di piccoli compiti domestici e di un apprendistato in un ipermercato
come magazzinieri. Il loro mondo è affollato di personaggi non presenti in scena ma che prendono vita attraverso i racconti dei protagonisti. Veniamo così a conoscenza del loro universo fatto di genitori iperprotettivi e a volte problematici, di un assistente sociale, punto di riferimento fisso per ogni dubbio o controversia pratica, di colleghi di lavoro disonesti e di donne deliziose capaci di far perdere la testa ai nostri tre protagonisti. La quotidianità di Casa-Villa Felice verrà però totalmente stravolta da una serie di drammatici eventi che amplificherà le loro nevrosi e fragilità ma che li porterà ad affrontare a muso duro limiti e paure per la conquista del diritto ad un po’ di felicità. È inutile dire che l’idea di “Una Vita semplice” è molto interessante e originale. È perfettamente ozioso rilevare che i tre protagonisti sono interpretati magistralmente da ottimi attori in una profonda sintonia dovuta non solo all’esperienza sul palcoscenico ma da anni di amicizia e stima reciproca. È più che ovvio lodare lo spettacolo per come analizza con realismo i rapporti umani di chi non ha le capacità intellettuali di governare
appieno la complessità della vita. È scontato rimanere affascinati dal modo superbo con cui l’amarezza esistenziale, non solo dei personaggi principali ma anche di quelli esterni, viene portata a livelli catartici. È inutile, ozioso, ovvio e scontato tutto se si tralascia che sul palco ci sono Fabio Bussotti, Andrea Murchio e Pierpaolo Palladino. Perché chi mette sempre la faccia, la voce e il corpo in performance difficili merita di essere elogiato. Perché
mentre molti spettacoli in Italia sono pieni di star mediocri sputate dal tubo catodico, contemporaneamente ci sono molti altri attori di indubbio talento che hanno preferito farsi le ossa nei teatri di tutto il mondo invece che magari trovare la notorietà in un reality. E allora per queste “cose toste” ci vogliono tipi come loro, capaci di mettersi in gioco con opere indipendenti. Ottima la regia, essenziale la scenografia e più che azzeccate le musiche.
Il mammone Alessio, il maniaco dell’ordine Federico e il rassetta-cameretta Silvano, come dei moderni Forrest Gump, vi entreranno nel cuore con la tenerezza di chi guarda la vita con semplicità e tenera ingenuità.
| Sensibilità e riscatto sociale in gioco al teatro Argot di Giusi Potenza;
Una vita semplice; Testo di: Pierpaolo Palladino; Regia: Pierpaolo Palladino; Cast: Fabio Bussotti, Andrea Murchio, Pierpaolo Palladino; Un interno, una semplice abitazione, un appartamento in condivisione come ce ne sono tanti, ma questo è abitato da tre persone un po’ speciali, tre personaggi veri che vivono una storia inventata da Pierpaolo Palladino. Siamo in una casa famiglia, Villa Felice, e qui, tre ragazzi con qualche ritardo mentale e problemi di nervi, tentano con impegno e costanza di ritagliarsi un angolo di indipendenza e autonomia, protetti da una struttura sociale fatta di assistenti e famiglie, provano a vivere una vita il più normale possibile, fatta di un lavoro come magazzinieri in una ipercoop (che rientra in un progetto di inserimento gestito dal loro assistente sociale), ma anche di serate collettive pizza e cinema, socializzazione, infatuazioni e problemi quotidiani di gestione personale e domestica. Una vita tutt’altro che semplice, ma vissuta con gli occhi dei semplici, come loro, Federico, Silvano e Alessio, che non hanno filtri, che reagiscono ad ogni stimolo esterno con sentimenti puri,che faticano ad uniformarsi alle abitudini di ipocrisia, falsità e mancanza di rispetto, così comuni. Sono tre ragazzi sinceri, diretti, che con tanto impegno affrontano i propri limiti, le proprie fragilità, le ansie, le insicurezze nei rapporti interpersonali, e che, tentando di farsi accettare, commettono qualche errore. Ad interpretarli magnificamente, Fabio Bussotti, Andrea Murchio e lo stesso Palladino, sono bravissimi nel rendere i personaggi credibili e realistici, nel far percepire le difficoltà che possono incontrare svolgendo le attività più comuni, si immedesimano con una sensibilità e una delicatezza che li aiutano a non strafare, a non calcare troppo la mano su alcuni aspetti, cosa che sarebbe stata facile. La storia è molto dolce, i personaggi teneri anche se non mancano di far sorridere con le loro contraddizioni e i loro comportamenti a volte così ingenui, ma l’intelligenza spesso non sta nella testa, sta nel cuore come dice Federico, uno strepitoso Andrea Murchio che interpreta il personaggio forse più complesso dei tre e lo fa con sapienza e maestria. Tutti e tre gli attori manifestano anche una certa affezione ognuno per il proprio personaggio, li coccolano e li proteggono quasi, facendoli muovere e raccontare, ci mostrano il loro universo, il loro punto di vista e modo di affrontare le cose. Fa bene il teatro di Palladino a non staccarsi dalla materia che più lo nutre e lo anima da tempo: le piccole grandi storie personali, raccolte con l’ascolto prima e poi approfondite sulla pagina, le esperienze che scorrono lungo le corde della propria memoria, in particolare, quella da educatore in un centro per disabili, ispira questo spettacolo. Ed è assolutamente meritato il Premio Enrico Maria Salerno per la Drammaturgia 2010 a sostegno della drammaturgia contemporanea, del teatro civile di contro a tanti argomenti futili e privi di sostanza. Teatro Argot, Roma – 22 Febbraio 2011 |